Resistenza agli Antibiotici

di Philippe Lagarde

Negli ultimi anni se n’è parlato davvero tanto e anche oggi non si può proprio fare a meno di leggere di resistenza agli antibiotici.
Il giorno in cui è stata inventata la penicillina, il primo antibiotico, Alexander Fleming, l’inventore, non avrebbe mai immaginato che un giorno non così lontano si sarebbe dovuta trovare un’altra strada, una via alternativa per combattere quei batteri che, esattamente come le nostre conoscenze, si sono evoluti nel tempo.
Che si sarebbero evoluti sviluppando una resistenza alle nostre medicine tradizionali si sapeva già da molto tempo, ma si pensava molto più in là nel tempo: purtroppo la loro curva evolutiva ha subito una bella impennata verso l’alto.
Il dito io lo punterei contro quei medici (e quelle case farmaceutiche che probabilmente li spronavano in vari modi da dietro) che hanno portato a un vero e proprio abuso di antibiotici, anche in quei casi in cui non era decisamente necessario (qualcuno ha mai sentito dire che l’influenza è un virus e non un batterio?).
Ed eccoci qui oggi con il ritrovamento del primo superbatterio: o meglio il progenitore di quest’ultimo, non esattamente un supereroe, ma sostanzialmente un esserino che può infettare un corpo umano senza che le nostre conoscenze mediche possano battere ciglio.

Il primo caso negli USA

Succede nel 2016 il primo caso di donna americana con un’infezione urinaria resistente alla classe più alta di antibiotici a oggi conosciuta.
Il caso ha riscontrato così tanto scalpore che la notizia pubblicata sulla rivista “Antimicrobial Agents and Chemotherapy” è comparsa su tutti i quotidiani nazionali e internazionali, oltre a far lanciare l’allarme anche dai Centers for Disease Control and Prevention.
Negli Stati Uniti ogni anno le resistenze agli antibiotici causa la bellezza di 2 milioni di malattie e di 23 mila decessi ogni anno, ma per gli scienziati questo è il primo caso negli USA in cui si riscontra in un batterio il gene Mcr-1, scoperto l’anno scorso in Cina e che “dona” resistenza a classi di antibiotici come la colistina, ultimo tentativo medico per combattere i “batteri da incubo”.
Il batterio prelevato da una donna di 49 anni della Pennsylvania fa parte di un ceppo di ESCHERICHIA Coli e preannuncia l’inevitabile comparsa dei superbatteri, resistenti nel vero senso della parola a qualsiasi farmaco e antibiotico.
L’altro lato della medaglia deve avvenire su una corretta informazione, formazione e sensibilizzazione del personale medico e sanitario per evitare il continuo abuso di antibiotici.
Infine non possiamo non tirare dentro governo, policy maker, case farmaceutiche e ovviamente i pazienti.
Se tutto questo non bastasse, considerate poi la realtà italiana che ci vede, pensate un po’, indossare la maglia nera in questo ambito: l’Italia è il paese con la maggior percentuale di resistenze verso la quasi totalità di tipologie di antibiotico prese in considerazione.
Questo fatto dovrebbe mettere noi Italiani ancora più sull’attenti, cominciando a metterci ai ripari, cosa che molti ospedali stanno già facendo da qualche mese applicando diversi nuovi protocolli di igiene e sicurezza.

Gli antibiotici non curano l’influenza!

Su un campione di 10 mila persone sono emersi dei dati molto interessanti sul rapporto che le persone hanno con gli antibiotici:

  • Il 64% degli intervistati ha dichiarato come siano utili in caso di influenza, raffreddore o raffreddamenti in genere, mentre sappiamo bene vero che non servono contro i virus, ma contro le infezioni batteriche
  • un buon 32% invece è convinto di poter sospendere la cura antibiotica appena i sintomi scompaiono, cosa molto sbagliata perché potrebbe lasciare in vita alcuni patogeni che oltre a essere un fattore di rischio per ricadute potrebbe sviluppare resistenze agli antibiotici
  • bisogna considerare poi come il 44% sia convinto che questo fatto dei superbatteri e delle resistenze agli antibiotici riguardi solo chi assume antibiotici, mentre, in realtà è un problema che riguarda chiunque
  • l’ultimo dato che riscontriamo da questa intervista è che il 76% sia convinto che questa forma di resistenza non riguardi i batteri, ma piuttosto il meccanismo per cui il corpo stesso diventa immune agli antibiotici (ragionamento che tengo a precisare è sbagliato).

Ma il problema più grave resta che in realtà i batteri non sono resistenti a tutto (ancora) ma se dovessero mischiarsi con altri tipi di agenti patogeni già resistenti alle classiche cure si creerebbe un serio problema per le sanità mondiali.

Fonte: Superbatteri: come si curano batteri resistenti agli antibiotici
(Bio Benessere)

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Chi è il Dr. Lagarde

Philippe Lagarde è un rinomato medico specializzato in oncologia, conosciuto in tutto il mondo per le sue idee e tecniche innovative di applicazione delle cure per il cancro e dal suo immenso impegno sociale verso le persone affette dalla malattia.

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