Dal libro : Il libro d’oro della prevenzione
“Invitandovi a seguirmi in questo viaggio ideale attraverso quel meraviglioso e perfetto orologio che è il corpo umano e parlandovi della guerra contro i radicali liberi, non posso dimenticare di menzionare un altro nostro fondamentale alleato: la membrana cellulare, che avvolge ognuna delle nostre cellule. Non a caso, è proprio al livello della membrana che si gestiscono tutti gli scambi tra le cellule. È la membrana a controllare l’equilibrio tra l’interno e l’esterno della cellula. La respirazione, la ricezione, l’eliminazione dipendono da quella che è stata giustamente – e direi doverosamente – soprannominata la “pelle della vita”.
La membrana è costituita da tre elementi: lipidi (per la precisione si tratta di fosfolipidi), “isolotti” di proteine che galleggiano in questo mare lipidico e, infine, colesterolo che serve a rendere l’insieme più rigido.
Dalla natura dei lipidi che costituiscono la membrana dipenderà la sua maggiore o minore flessibilità oppure fluidità. Gli oli e i grassi che mangiamo determinano questo equilibrio della membrana, alla cui salute e al conseguente buon funzionamento sono legati la vita stessa di ogni singola cellula, la vitalità dei tessuti, l’attività dei diversi organi e, in ultima analisi, la salute dell’intero organismo.
Una membrana sana è flessibile, fluida e facilita, quindi, gli scambi. Viceversa, una membrana rigida è una delle cause principali delle malattie, in particolare dell’insorgenza di tumori. Non è un caso che i radicali liberi siano i primi agenti irrigidenti delle membrane cellulari. Per questo motivo sono i nostri principali nemici e dobbiamo combatterli in ogni momento, perché per poter pensare e per poter essere in grado di agire – insomma per poter vivere – è assolutamente indispensabile che le cellule comunichino tra di loro. Senza che noi lo sappiamo o lo possiamo immaginare, ogni secondo milioni delle nostre cellule scambiano informazioni. Se la membrana è rigida, tutto questo è molto più difficile, perché le proteine ricettrici avranno difficoltà a mettersi in contatto con il loro messaggero. Tutto il sistema di comunicazione e di scambio rallenterà sempre più, fino a crollare.
A questo punto sorge spontanea la domanda: “Ma che cosa c’è all’origine della virtuosa fluidità delle cellule?” Domanda legittima e la risposta è molto semplice: la fluidità cellulare dipende dalla natura degli acidi grassi che compongono le “gambe” del doppio strato di fosfolipidi, il che ci fa capire subito come tutto inizi da quello che mangiamo. È la differenza di composizione in acidi grassi (saturi o insaturi) a fare sì che a temperatura ambiente alcuni di essi siano solidi e altri liquidi. Lo stesso accadrà alla membrana cellulare.
Vediamoli allora un po’ più da vicino, questi acidi grassi. Iniziamo con il dire che vengono classificati in funzione della loro quantità di carbonio e del numero dei cosiddetti doppi legami. In base all’assenza o presenza di doppi legami si usa distinguere gli acidi grassi saturi (ags) da quelli insaturi (agi). I primi hanno tutti i propri atomi di carbonio combinati con due atomi di idrogeno. Tutti i loro legami sono saturi, e gli acidi grassi saturi sono lineari. Per rappresentarli con una immagine familiare, potrei dire che gli acidi grassi saturi si dispongono parallelamente, stretti gli uni agli altri, proprio come sardine in una scatola di latta. Sono rigidi, in quanto i trigliceridi che li costituiscono sono solidi. Per spiegarvi, invece, dove possiamo trovarli, vi dirò che sono contenuti nelle carni, nel latte e nei suoi derivati – dal burro ai formaggi, allo yogurt – e nelle margarine.
Passiamo ora agli acidi grassi insaturi. Se possiedono un doppio legame si chiamano monoinsaturi, se ne hanno più di uno vengono definiti polinsaturi. A ogni doppio legame la catena del carbonio fa un angolo di 120 gradi, e per questo motivo gli acidi grassi insaturi occupano nello spazio un volume importante, dal momento che si respingono gli uni con gli altri. I trigliceridi ricchi di acidi grassi insaturi sono quindi fluidi e più ne sono ricchi, più si presenteranno in forma liquida a temperatura ambiente. Questo è di grande importanza, perché una membrana cellulare ricca in fosfolipidi e costituita da acidi grassi insaturi è una membrana sana e fluida.
Gli acidi grassi insaturi sono classificati in due famiglie: gli omega 6 e gli omega 3. Alcuni di questi grassi non sono fabbricati dall’organismo e sono quindi essenziali come, per esempio, l’acido linoleico e l’acido alfa-linoleico. Ciò significa che dovranno quindi essere imperativamente presenti nella nostra alimentazione.
A questo punto mi sembra di sentirvi già mormorare: “E del colesterolo di cui si parla tanto male che dobbiamo pensare? Non sarà per caso soltanto un capro espiatorio?”. Un interrogativo legittimo. Iniziamo con il dire che il colesterolo è uno steroide che svolge un ruolo strutturale al livello della membrana cellulare, dato che si insinua tra i due strati lipidici, tra molecole di fosfolipidi, andando a formare in un certo senso l’armatura della membrana stessa. Controllando l’apporto cellulare del colesterolo, il nostro organismo può così regolare la fluidità delle membrane. Ma i problemi sorgono quando la membrana è rigida perché, non avendo più posto sufficiente per inserirsi tra i fosfolipidi, il colesterolo torna in circolazione, con il risultato di ossidarsi e di favorire la formazione di placche di ateroma.
Si capisce, quindi, che una terapia medica fondata sul controllo cellulare del colesterolo non serve a niente. Anzi, fa di peggio, aggravando un po’ di più lo squilibrio. In questi casi è necessario intervenire, invece, su quello che è il vero agente regolatore, ossia la fluidità delle membrane. Invece di intossicarci con le statine, che sono prescritte in modo indiscriminato e con eccessiva liberalità da quasi tutti i medici come se fossero acqua fresca, bisogna fare altro, ossia cambiare in modo radicale l’alimentazione, eliminando gli acidi grassi saturi e sostituendoli con quelli insaturi.
È ovvio che non si possono ottenere risultati in quattro e quattr’otto; è necessario armarsi di costanza, pazienza e tanta buona volontà. Sarebbe infatti fuori dal mondo pensare che, prendendo qualche pastiglia “miracolosa”, sia possibile cambiare nel giro di pochi giorni la composizione della membrana di quelle povere cellule che abbiamo “incrostato” ripetendo nel corso degli anni gli stessi errori alimentari! Del resto, ve lo avevo già detto nell’Introduzione, la prevenzione delle patologie ci impone sempre di fare degli sforzi, se non dei sacrifici. Ma basta saper insistere, perché così i risultati arrivano. Anzi, arrivano soltanto in questo modo, ossia cambiando il nostro regime alimentare. Uso volutamente la parola “regime”, per sottolineare che questo modo di mangiare deve diventare parte del vostro nuovo stile di vita. Deve cioè durare per sempre, a differenza delle tante, inutili e spesso anche malsane “diete”; che per loro natura oltre che stupide sono anche passeggere, ossia destinate ad avere una fine, facendoci quindi ricadere nei vecchi errori.
Per farvi comprendere bene l’importanza di quanto vi sto dicendo, lasciatemi tornare per un attimo ai nostri principali nemici: i radicali liberi che, una volta superate le dighe fisiologiche dell’organismo, vanno ad attaccare in primo luogo proprio le membrane cellulari, scombinando così i mezzi di comunicazione dell’esercito degli antiossidanti e rendendoli molto meno performanti. La nostra sopravvivenza e la nostra stessa vita dipendono proprio da questo combattimento incessante che si svolge all’interno del nostro corpo, così come in quello di qualsiasi altro organismo vivente, animale o vegetale che sia.
La logica e conseguente domanda è “Come possiamo proteggere e mantenere in funzione le nostre membrane cellulari quando ci sediamo a tavola?”. Non è poi così difficile, perché il più delle volte si tratta soltanto di cambiare sciocche abitudini oppure di saper smontare certi luoghi comuni dati da sempre per scontati e intoccabili. In generale, bisogna prestare molta attenzione ai grassi animali, evitare gli acidi grassi modificati e andarci molto piano con gli oli di frittura, che possono andare bene solo come sporadiche eccezioni. Meglio tenersi lontani dai lipidi industriali, tenere sotto controllo i radicali liberi e, infine, consumare acidi grassi “buoni” come gli omega 6, gli omega 3 e gli omega 9.
A proposito di questi ultimi grassi “amici”, va detto che la nostra alimentazione ha una carenza strutturale di omega 3. Saperlo è necessario, perché l’equilibrio tra gli omega 3 e gli omega 6 è molto importante per il nostro benessere. In teoria, bisognerebbe assicurare una proporzione di 1 a 5 tra gli omega 3 e i 6, mentre troppo spesso questo rapporto è, invece, di 1 a 10.”


